5.53

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Eguaglianza d'oggetto esprimo mediante eguaglianza di segno, e non mediante un segno d'eguaglianza; diversitÓ d'oggetti, mediante diversitÓ di segni.

5.5301 - 5.5303

5.531    Io scrivo dunque non "f(a, b) . a = b", ma "f(a, a)" (o "f(b, b)"). E non "f(a,b) . ~ a=b", ma "f(a,b)".

5.532 (1)  E analogamente: Non "( EXISTS x,y) . f(x,y) . x=y", ma "( EXISTS x) . f(x,x)" e non "( EXISTS x,y) . f(x,y) . ~ x=y", ma "( EXISTS x,y) . f(x,y)".

(Dunque, invece della russelliana "( EXISTS x,y) . f(x,y)",

"( EXISTS x,y) . f(x,y) . v .( EXISTS x) . f(x,x)". )

5.533    Il segno d'eguaglianza non Ŕ dunque parte costitutiva essenziale dell'ideografia.

5.534    E ora vediamo che proposizioni apparenti come: "a=a", "a=b . b=c . HOOK  a=c", "(x) . x=x", "( EXISTS x) . x=a", etc., non possono affatto scriversi in una ideografia corretta.

5.535 (2)  Con ci˛ si eliminano anche tutti i problemi che erano collegati a tali proposizioni apparenti.

Tutti i problemi, che l' "assioma dell'infinito" di Russell comporta, son da risolvere giÓ qui.

Ci˛ che l'assioma dell'infinito intende dire sarebbe espresso nel linguaggio dall'esservi infiniti nomi con significato diverso.